Sulla Vita di Andrea del Verrocchio

Dopo la morte del Brunelleschi (1446), del Ghiberti (1455) e di Donatello (1466) fu l’artista di maggior spicco nella Firenze di Lorenzo il Magnifico che lo tenne nella massima considerazione.

Nella sua bottega i giovani venivano istruiti non solo nelle arti, ma anche nelle varie tecniche applicabili alle costruzioni meccaniche, idrauliche, militari; divenivano cioè ingegneri, tecnici-artisti, capaci di scolpire, di dipingere, ma anche di progettare una fortezza, o una macchina teatrale. Imparavano, cioè, il complesso delle arti dette “meccaniche”, per distinguerle da quelle “liberali” (la poesia, la filosofia).

Alla sua bottega si formarono allievi come Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli, Piero Perugino, Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Luca Signorelli.

A questo elenco manca Michelangelo Buonarroti (alla morte del Verrocchio aveva solo tredici anni), che fu però allievo di uno dei suoi allievi (il Ghirlandaio) che gli fece fare le prime esperienze nel giardino di S. Marco, dove i Medici radunavano e facevano restaurare le opere antiche scoperte negli scavi romani.

Eppure questo artista ha avuto il singolare destino di essere superato da alcuni suoi allievi che ne hanno ingiustamente oscurato la fama.

Nel 1486 Verrocchio si trasferì a Venezia per la fusione del monumento equestre a Bartolomeo Colleoni.
Qui mori due anni dopo – narra il Vasari – di polmonite essendosi “riscaldato e raffreddato nel gettarlo”. Il suo corpo venne riportato a Firenze e sepolto nella chiesa di S. Ambrogio, nel quartiere dov’egli, come Cimabue, Mino da Fiesole e Lorenzo Ghiberti, aveva il proprio laboratorio, negli orti di S. Croce.